Accoglienza dei migranti: un lavoro al femminile! 

Il fenomeno migratorio in Italia, così come in Europa, in questi ultimi anni è entrato a far parte del dibattito sociale!  La gente ne parla a tavola e nei bar, al pari del calcio e della politica, valorizzando, tuttavia, informazioni spesso poco chiare e indirizzate al sensazionalismo, che sente o legge attraverso i mass-media.   

La cosa certa è che si tratta di un fenomeno destinato a cambiare le nostre realtà, un cambiamento significativo ancora in corso e ancora difficile da analizzare, al quale né i muri e né le motovedette libiche riescono a porre un freno.  Fino allo scorso decennio i flussi migratori venivano orientati dalla presenza di stranieri nei territori, che fungevano da attrattori per i propri connazionali, fornendo loro le informazioni necessarie sulla scelta migratoria e ponendosi come “collante” tra il contesto socio-economico occidentale e i nuovi arrivati.  Oggi i flussi non sono più governati da questi meccanismi di “attrazione controllata e programmata”, ma sono dettati perlopiù dalla fuga da scenari di conflitto militare o sociale, o di estrema povertà, e chi arriva in Italia non ha riferimenti di conterranei a cui appoggiarsi per l’assistenza materiale e l’integrazione nel nuovo contesto.   In questa situazione di incertezza e di continuo cambiamento, “l’Italia, nel Mediterraneo ha salvato l’onore dell’UE”, ha detto a Strasburgo lo scorso 13 settembre il presidente della Commissione europea JeanClaude Juncker. Ma dopo il soccorso nel mediterraneo cosa succede, come è organizzata l’accoglienza in Italia? Chi si prende cura dei richiedenti protezione internazionale? Il sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia si è organizzato su più livelli (Hotspot – Centri di prima accoglienza – SPRAR), e per realizzarlo il Governo italiano ha coinvolto il Terzo settore per organizzare Centri d’accoglienza idonei allo scopo non solo dell’assistenza materiale ma anche dell’integrazione dei migranti accolti.  In questo articolo ci limiteremo ad evidenziare il ruolo delle donne nell’accoglienza dei migranti. La testimonianza che vogliamo raccontare riguarda l’esperienza della Cooperativa sociale Iride, impegnata da diversi anni nella gestione di centri di accoglienza dello SPRAR (sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati). Attualmente la cooperativa gestisce sei progetti di accoglienza dello SPRAR in Sicilia ed uno in Calabria, circa 260 migranti accolti, in tutti i Centri tra il personale coinvolto, il numero di donne è di gran lunga superiore a quello degli uomini, occupando anche i principali ruoli di responsabilità nella gestione. Senza voler rafforzare il pregiudizio in merito ad una minore capacità femminile per altri tipi di lavoro, opinione che personalmente non condivido, nel settore dell’accoglienza dei migranti recentemente sviluppatosi per far fronte all’arrivo massivo di immigrati, le donne hanno, ancora una volta, consolidato la loro propensione ai lavori dell’area sociale; indipendentemente dalla professionalità possedute le donne coinvolte nell’accoglienza hanno messo in mostra una capacità naturale che non si impara in nessun Master, occupando ruoli apicali di responsabilità.  Attualmente i 7 progetti gestiti dalla cooperativa Iride vedono attivate ben 18 strutture di accoglienza, di queste solo 6 sono coordinate da uomini e ben 12 da donne. Anche l’equipe multidisciplinare di ciascuna struttura d’accoglienza, che prevede oltre al Coordinatore la presenza obbligatoria di un assistente sociale, di uno psicologo, di un operatore legale, di un mediatore culturale e di un educatore, registra un rapporto 3 a 1 a favore delle donne. Se per i ruoli apicali nella gestione dei Centri, il rapporto uomo/donna pende pesantemente a favore delle donne, lo stesso non lo riscontriamo tra gli operatori dell’accoglienza, con compiti più basilari nelle strutture. Infatti in questo ruolo vi è quasi parità tra i due generi, con una prevalenza comunque femminile. La presenza di così tante “donne che comandano” nelle strutture d’accoglienza, assume maggior valore laddove vi è una presenza di ospiti di sesso maschile e di fede musulmana. Questa combinazione ha generato e continua a generare diffidenza ed anche retinenza, solo raramente disubbidienza, ai doveri che ciascun ospite ha all’interno della struttura d’accoglienza, ma ciò avviene solo nel primo periodo dell’accoglienza.  Si sono registrati infatti casi di “malumore” da parte di alcuni ospiti maschi e musulmani, che hanno fatto fatica, inizialmente, a fidarsi di un capo/responsabile donna, per un’impostazione mentale e culturale che colloca la donna in ruoli più di cura della famiglia e non di organizzazione aziendale. Questo “malumore” si è trasformato nella maggior parte dei casi in “fiducia materna”, quindi il ruolo di responsabile della struttura è stato concepito da questi ospiti come responsabile di quella famiglia, e in quanto tale rispettato come autorità, non a caso molti degli ospiti chiamano la coordinatrice del centro Mamà.   Da queste breve disamina, possiamo affermare quindi che l’accoglienza dei migranti è un lavoro da donne, in un’accezione positiva perché, a differenza della maggior parte degli uomini, le donne posseggono doti di   7 umanità, capacità di rassicurare, competenze di accudire, praticità nel gestire l’accoglienza che sono preziosi unguenti per lenire le ferite psico-fisiche di chi ha attraversato il deserto, il mare e mille altri pericoli per giungere fino in Italia.

Articolo pubblicato su DALIE Informa - Newsletter del Consorzio Nazionale Meuccio Ruini

https://www.consorziomeuccioruini.it/wp-content/uploads/2018/01/DALIE_Informa-_01.pdf

 


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La Corte d’Appello di Catania riconosce la protezione umanitaria a un giovanissimo cittadino bengalese

Dopo aver visto rigettare la propria domanda di protezione internazionale dalla Commissione territoriale di Catania e dal Giudice del Tribunale di Catania, il giovanissimo H. M. nato in Bangladesh nel 1997, grazie alla sua perseveranza nella ricerca di integrazione in Italia e alla caparbietà e professionalità dell’Avv. Maria Pia Vitale, consigliera dell’Associazione My Lawyer, si è visto riconoscere il diritto ad un permesso di soggiorno per motivi umanitari, ex art. 5 comma 6 del D. L.gs n. 286/98, dalla Corte d’Appello di Catania.  

La Corte, in ossequio a quello che ormai è l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, ha riscontrato in capo all’appellante elementi soggettivi ed oggettivi sufficienti per riconoscergli il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno biennale.

Al pari di tanti ragazzi provenienti dal Medio oriente, il giovane H.M., ancora sedicenne ha lasciato il proprio villaggio e la propria famiglia per iniziare un lungo viaggio che attraverso “la rotta della disperazione”, dopo essere rimasto per un breve periodo in Libia, lo ha visto approdare in Italia ancora minorenne.  

“Dal primo giorno che è entrato in struttura – racconta l’Avvocato Vitale – M. ha iniziato a studiare l’italiano e a darsi da fare per integrarsi in Italia. Avuto l’esito negativo dalla Commissione territoriale di Catania, nonostante fosse entrato da minorenne in Italia, non è rimasto ad aspettare gli esiti del ricorso in Tribunale ma si è dato da fare per trovare lavoro, lasciando la struttura d’accoglienza. Purtroppo anche in primo grado il risultato non è stato positivo, ma non ci siamo arresi! Il ragazzo nel frattempo aveva trovato un lavoro come lavapiatti in un ristorante della provincia etnea, con contratto a tempo determinato, meritava tutto il mio impegno per ottenere un risultato positivo. Così in udienza di comparizione avanti la Corte d’Appello di Catania ho spiegato meglio, documentandola, la storia di integrazione di questo giovanissimo ragazzo. Rinunciando alle domande principali sulla protezione internazionale ho insistito sulla richiesta residuale della protezione umanitaria, per cui lo stesso P.G. esprimeva parere positivo. Questa strategia ha funzionato ed ora M. potrà continuare a rimanere in Italia con un permesso di soggiorno definitivo.”   


 Bengalesi

Formazione per l’Equipe multidisciplinare SPRAR di Bronte

Il prossimo 6 novembre, nei locali del Centro SPRAR di Giarre, si terrà una giornata di formazione a cura dell’Associazione My Lawyer per i componenti delle Equipe dei Centri d’accoglienza facenti parte del progetto SPRAR di Bronte.

“Si tratta di un primo incontro di formazione – spiega l’Avv. Millesoli – rivolto ai componenti dei singoli staff delle strutture, al quale ne seguiranno altri nel corso dell’anno. Sarà l’occasione per presentare le novità normative introdotte con la recente Legge 46/17, ma anche per verificare le procedure amministrative e le criticità riscontrate con gli uffici del territorio. Come Associazione proseguiamo nel nostro progetto di informazione e formazione degli operatori dell’accoglienza, ringraziando la cooperativa Iride per la fiducia accordataci anche per quest’anno.”

Durante la formazione saranno presentati ai componenti delle equipe, i laboratori multiculturali EduLab proposti per l’integrazione dei migranti accolti con il territorio dall’Associazione My Lawyer: ReStart e 4Life 2.0.


 Locandina Formazione equipe IRIDE 2

Anche per la Corte d’Appello di Catania la sospensiva degli effetti dell'ordinanza di primo grado opera automaticamente in caso di appello.

A seguito della recente Ordinanza n. 18737 del 27/07/2017 della VI Sezione Civile della Corte di Cassazione (allegata), anche la Corte d’Appello di Catania in tema di sospensiva degli effetti dell’ordinanza di primo grado nei procedimenti ex art. 35 d. lgs. N. 25/2008, si uniforma all’interpretazione già condivisa dalle Corti d’Appello di Bologna (cfr. ordinanza del 27.9.2016), di Venezia (cfr. ordinanza del 30.5.2016), di Genova (cfr. ordinanza del 29.9.2016), di Bari (cfr. ordinanza 21.7.2016), e di Napoli (cfr. ordinanza del 6.11.2016), affermando l’automatica sospensione della decisione del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale, con la sola proposizione dell’impugnazione innanzi alla Corte d’appello, avverso la stessa, senza necessità di un’apposita istanza di sospensione.

Osserva la Suprema Corte nella citata ordinanza, che la sospensiva dell’efficacia del Decreto di diniego della protezione internazionale, non è disposta con un provvedimento giudiziale, “ma è direttamente prevista dalla legge (art. 19, comma4, d.lgs. 150/2011, come modificato dall’art. 27, comma 1, lett. C) del d.lgs. 142/2015) che non stabilisce quando cessi, per cui deve concludersi nel senso di ritenerne la cessazione alla fine dell’intero giudizio, e quindi col passaggio in giudicato.”

Per avvalorare la propria tesi il Relatore dell’Ordinanza n. 18737/2017, Rosa Maria Di Virgilio, evidenzia che nel recente Decreto Minniti-Orlando convertito nella Legge 46/2017, il legislatore ha espressamente previsto la cessazione dell’effetto sospensivo in caso di rigetto del ricorso “con decreto, anche non definitivo” del Tribunale (all’art. 35 bis del d.lgs. 25/200, al comma 13, introdotto dall’art. 6, comma 1, lett. G) del d.l. 13/2017) “e tale espressa previsione conferma la tesi che prima la cessazione non si verificava. E del resto – continua l’ordinanza – se la sospensione non si protraesse anche in grado di appello e di cassazione, non avrebbe molto senso la previsione di termini entro cui definire il giudizio stesso sia in appello che in cassazione.”

Al di fuori, quindi, delle ipotesi tassative per le quali è necessaria un’apposita istanza di sospensione, in primo grado, l’impugnazione del provvedimento innanzi alla Corte d’appello, comporta la sospensione automatica della decisione del Tribunale, di rigetto della domanda di protezione internazionale.

Tale interpretazione è senza dubbio quella maggiormente conforme alla normativa europea, la quale sancisce il diritto dei richiedenti la protezione internazionale a rimanere nello Stato membro, sia durante il periodo dell’esame della loro domanda di protezione, sia durante il periodo di attesa della definizione della fase giurisdizionale (artt. 9 e 46, dir. 2013/32/UE).


 tribunale catania

Presto in Sicilia l’Albo dei Tutori per MSNA

Con la pubblicazione dell’Avviso di selezione dei Tutori volontari per i MSNA da parte dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Siciliana dello scorso 30 Agosto 2017, ha preso avvio la procedura che porterà all’istituzione presso i Tribunali per i Minorenni dell’isola di appositi Albi a cui attingere per la nomina dei Tutori volontari.

Dal Report mensile pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel mese di Luglio 2017 sono 18.701 i minori stranieri non accompagnati censiti in Italia, di cui il 93% maschi e il 7% femmine.

Tra i maschi il 59,9% ha già compiuto i 17 anni, un altro 34,4% anni ha un’età compresa tra i 15 e i 16 anni e solo il 7,1% ha meno di 15 anni. Le ragazze che hanno compiuto i 17 anni sono il 51,7%, il 33,7% ha tra i 15 e i 16 anni il rimanente 14,6% ha un’età inferiore ai 15 anni.

Per i maschi il Gambia (13,7%) e l’Egitto (11%) sono le nazionalità più presenti, a seguire Guinea (9,5%) Albania (8,8%) e Nigeria (8,1%), fanalino di coda tra i Paesi africani la Libia con 15 MSNA censiti. Le minorenni nigeriane rappresentano il 46,4% delle minori censiti, questo dato purtroppo ci riporta subito in mente il triste fenomeno della tratta di giovani nigeriane da destinare alla prostituzione.

La Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di MSNA accolti, ben 8.016 il 42,9% dell’accoglienza dei minori stranieri maschi e il 56,5% delle minorenni (ben 737) è infatti affidato alle strutture siciliane, seguono la Calabria con appena il 9,4% per i maschi e il 6,1% per le femmine e l’Emilia Romagna con il 5,8% per i maschi e il 5,1% per le ragazze, chiude questa classifica la Val d’Aosta con soli 3 minori maschi accolti e nessuna ragazza.

L’istituzione degli Albi presso i Tribunali per i Minorenni presenti nelle circoscrizioni delle Corti d’Appello dovrebbe consentire un’accelerazione dei tempi di nomina del Tutore, che attualmente, anche per la mancanza di volontari, è molto rallentata.

Requisiti, modalità di presentazione e modulistica possono essere scaricati dal sito dell'Assossorato regionale della Famiglia delle politiche sociali e del lavoro della  Regione Siciliana sezione Avvisi e Bandi.

I Tutori volontari, che non riceveranno alcun compenso per il loro ruolo, avranno una preliminare formazione di base su diritti e doveri a garanzia del superiore interesse del minore, a cura dei Magistrati degli stessi Tribunali per i Minorenni e da Organizzazioni specializzate, presumibilmente nelle sedi di Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina.


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